L’arte della guerra
Chi ci minaccia veramente?
Manlio Dinucci
Come si fa a
giustificare la guerra se non c’è un nemico che ci minaccia? Semplice, basta
inventarlo o fabbricarlo. Ce lo insegna il generale Philip Breedlove, il capo
del Comando europeo degli Stati uniti che sta per passare a un altro generale
Usa il bastone di Comandante supremo alleato in Europa.
Nella sua ultima audizione al Pentagono, avverte che «ad Est l’Europa ha di
fronte una Russia risorgente e aggressiva, la quale pone una minaccia
esistenziale a lungo termine».
Capovolge in tal modo la realtà: la nuova guerra fredda in Europa, contraria
agli interessi della Russia, è stata provocata col putsch di piazza Maidan
dalla strategia Usa/Nato, che continua ad alimentare le tensioni per
giustificare il crescente spiegamento di forze nell’Europa orientale.
In Ucraina, è stato costituito un Comando congiunto multinazionale per
l’addestramento «fino al 2020» delle forze armate e dei battaglioni neonazisti
della Guardia nazionale, di cui si occupano centinaia di istruttori della 173a
Divisione Usa trasferiti da Vicenza, affiancati da britannici e canadesi.
Il Comando europeo degli Stati uniti, sottolinea Breedlove, lavora con gli
alleati per «contrastare la Russia e prepararsi al conflitto se necessario».
A Sud, avverte il Comandante supremo alleato in Europa, «l’Europa ha di fronte
la sfida della migrazione di massa provocata dal crollo e dalla instabilità di
interi Stati, e dell’Isis che si diffonde come un cancro minacciando le nazioni
europee». Sostiene quindi che «l’intervento della Russia in Siria ha complicato
il problema, poiché ha fatto poco per contrastare l’Isis e molto per sostenere
il regime di Assad».
Capovolge di nuovo la realtà: sono stati Usa e Nato a provocare con la
guerra il crollo dello Stato libico e l’instabilità di quello siriano, e la
conseguente migrazione di massa, favorendo la formazione dell’Isis funzionale
alla loro strategia, che hanno finto di combattere, mentre l’intervento russo
in Siria a sostegno delle forze governative ha duramente colpito l’Isis
facendolo arretrare.
Ora che la Russia, conseguito il primo obiettivo, ridimensiona il suo impegno
in Siria, la Nato sotto comando Usa estende la sua presenza militare in Medio
Oriente.
Il
29 febbraio, il segretario generale della Nato Stoltenberg ha firmato col
Kuwait un accordo
che permette di creare il primo scalo aeroportuale della Alleanza atlantica nel
Golfo, sia per la guerra in Afghanistan, sia per «la cooperazione della Nato
col Kuwait e altri partner», soprattutto l’Arabia Saudita sostenuta dal
Pentagono nella guerra che fa strage di civili nello Yemen.
Il 2 marzo, ad Abu Dhabi, Stolternberg ha rafforzato la «cooperazione con gli
Emirati Arabi Uniti per affrontare le comuni sfide alla sicurezza».
Il 17 marzo, ha ricevuto a Bruxelles re Abdullah II, per rafforzare la
«partnership» della Nato con la Giordania».
Il 18 marzo, ha ricevuto Al Zayani, segretario generale del Consiglio di
cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait,
Oman, Qatar), per «approfondire la cooperazione tra le due organizzazioni».
In Africa – mentre si prepara l’operazione che, con la motivazione di liberarle
dall’Isis, mira a occupare le zone della Libia economicamente e strategicamente
più importanti – è in corso dal Senegal al Golfo di Guinea l’esercitazione
Obangame/Saharan Express, cui partecipano in funzione «antiterrorismo e
antipirateria», forze navali di Usa, Europa, Africa e anche Brasile.
Diretta dal quartier generale di Napoli delle U.S. Naval Forces Europe-Africa,
la cui missione è «promuovere gli interessi nazionali Usa, la sicurezza e
stabilità in Europa e Africa».
(il manifesto, 22 marzo 2016)
Sullo stesso argomento vedi «La notizia» su Pandora TV http://www.pandoratv.it/?p=6877